Nel quadro dell'attuale crisi, sembra essere uno degli spiragli più promettenti. Crea lavoro, aiuta l'ambiente: in Italia se ne parla da tempo, ma siamo ancora molto indietro.La "green economy" ha avuto inizio quando, negli USA, nel momento più difficile per la finanza mondiale, Barak Obama ha lanciato il suo piano di recupero economico. Favorendo l'economia verde, con la costruzione di fattorie eoliche e parchi solari; creando nuove industrie e milioni di posti di lavoro, diminuendo la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio straniero.
Quindi, la questione energetica, l'ambiente e le conseguenze del cambiamento climatico hanno assunto un maggiore rilievo. Bisogna agire subito. L'economia verde non serve solo a ridurre l'impatto ambientale, ma anche a creare nuovi posti di lavoro e di conseguenza al rilancio economico. Da qui al 2020 si pensa di creare 2,8 milioni di posti di lavoro, di cui più di 500 mila in Europa. A sostenere questo aumento dell'occupazione saranno le tecnologie di produzione di energia da fonti rinnovabili (eolico, idroelettrico e da biomasse). Il comparto è talmente in espansione che c'è carenza di manager e personale altamente specializzato.
In Italia le aziende spendono moltissimo in elettricità (siamo il secondo importatore mondiale); autoprodurre energia alternativa, abbatterebbe i costi di gestione. Sembra che in Italia si parli molto di fonti rinnovabili, ma gli scarsi incentivi, il basso rendimento (a breve termine) rispetto al costo degli impianti ne frenano lo sviluppo.
Comunque nel settore c'è molto fermento. La sfida, l'unica possibile, in termini di sostenibilità economica e ambientale è quella delle fonti energetiche rinnovabili. Dobbiamo semplicemente coglierla.
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