sabato 22 agosto 2009

Le fonti rinnovabili tornano a correre


Tornano a crescere le fonti rinnovabili italiane. Dopo il brutto passo falso del 2007, con un brusco -0,9%, nel 2008 il contributo delle fonti "verdi" si è rimesso in carreggiata, facendo un balzo in avanti del 2,5% nel conteggio del suo apporto complessivo ai consumi. A certificare la ripresa, con il passaggio della quota rinnovabile dal 15,7 del 2007 rispetto ai consumi totali di energia elettrica al 18,2 dello scorso anno, sono i dati ufficiali pubblicati dal GSE, il Gestore dei servizi elettrici. Ma chi pensa a un'Italia finalmente all'altezza con la sfide del futuro e avviata verso la transizione a un sistema energetico più sostenibile è sostanzialmente fuori strada. Se è vero che il solare compie nel giro di un solo anno un clamoroso balzo in avanti del 400% grazie alle attrattive del conto energia, il suo contributo ai consumi nazionali resta del tutto irrisorio, rimanendo fermo a una percentuale dello 0,1%. A farla da padrone è ancora una volta l'idroelettrico, baciato lo scorso anno da un autunno e un inverno straordinariamente piovosi. Il settore nel 2008 ha raccolto anche i frutti di nuovi investimenti, ma è stato soprattutto il "pieno" di acqua caduto sul Paese a permettere alle turbine di far registrare un robusto +27% nella produzione di elettricità. Miglioramento che una volta "diluito" sul totale ha portato a un incremento complessivo dell'energia rinnovabile rispetto al 2007 del 21%, pari a 58.164 GWh.
"Non sarei troppo schizzinoso, mi sembrano comunque dati ottimi", sottolinea Edoardo Zanchini di Legambiente. "Innanzitutto perché tenendo conto della nuova potenza eolica installata in questi ultimi mesi e di cui il Gse non dà ancora conto nelle sue statistiche, l'energia ricavata dal vento è ormai la seconda fonte rinnovabile italiana, avendo ormai superato sia la storica geotermia sia la produzione da rifiuti, nei quali vengono tra l'altro spesso inseriti anche materiali non rinnovabili". L'eolico, registra il rapporto del Gestore, è cresciuto infatti del 30% rispetto al 2007, arrivando a contribuire grazie ai suoi 4,9 TWh all'1,4% dei consumi totali. "E' un dato simbolico molto forte - segnala ancora Zanchini - perché smentisce chi si ostina a bollare l'apporto delle fonti rinnovabili come insignificante. Sono risultati conseguiti nel giro di pochi anni e soprattutto nel Mezzogiorno, dimostrando come è possibile gestire un mix di fonti legato alle caratteristiche regionali in grado di farci centrare gli obiettivi fissati dall'Unione Europea per il 2020, quando il 17% dei nostri consumi energetici totali, compresi quelli termici quindi e non solo quelli elettrici, dovrà essere di origine rinnovabile". "Per questo - conclude Zanchini - ripeto che siamo di fronte a dati ottimi, ma che è necessario accompagnare da politiche in grado di far finalmente decollare anche il contributo delle sottovalutate biomasse nel settore termico e soprattutto da rigorose e intelligenti provvedimenti a sostegno dell'efficienza energetica: aumentare la quota di fonti rinnovabili non basta finché i consumi non verranno tagliati drasticamente e non solo episodicamente, come avvenuto nel corso del secondo semestre del 2008 per effetto della crisi economica".
Fonte Repubblica.it

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